Amandola in festa con gli Alpini
Omelia del Parroco alla Messa in Piazza
Dopo aver ascoltato, nei discorsi precedenti, cosa hanno detto gli Alpini alla nostra gente e cosa ha detto la nostra comunità agli Alpini tocca a me, con il cuore pieno di gratitudine per il loro grande lavoro, cogliere cosa dice la Parola di Dio di oggi a tutti noi.
A prima vista gli Alpini sembrano già in regola con quanto la Parola di Dio oggi ci chiede.
1) Il brano di Vangelo infatti mostra che il ricco della parabola ha i suoi beni, ma non ha un nome, non ha una identità. I nostri Alpini invece hanno una chiara identità, ben riconoscibile. Ed è un fatto notevole nella nostra società post-moderna che è stata definita liquida, dove tutto cioè si confonde e si mescola e rimane in evidenza come unica identità che tutti accomuna solo quella del consumatore!
2) Nella prima lettura il profeta Amos ce l’ha con uomini spensierati che riposano e bivaccano, bevono vino e si ungono con unguenti raffinati. No, non sono così i nostri alpini ( a parte, magari, il bere vino…). Sono invece operosi e sempre in campo.
3) Il brano di vangelo condanna ancora chi non si accorge dei bisogni altrui e non li soccorre. Anche su questo punto i nostri Alpini risultano in regola, sempre generosi in operazioni umanitarie e di solidarietà.
Allora la Parola di oggi non ha niente da dire agli alpini e a noi?
La Parola di Dio è sempre attuale e vera e ci chiede pertanto di scoprire chi è oggi il povero, coperto di piaghe, a cui rimangono solo le briciole. Quale è questa povertà a cui, ordinariamente, nemmeno gli Alpini mettono mano?
Seguendo il suggerimento dei Vescovi italiani che segnalano una emergenza educativa e chiedono un impegno di dieci anni sul tema dell’educazione direi che la povertà cui dedicare attenzione è la povertà di senso, di motivazioni, di futuro propria dell’ultima generazione. Ai ragazzi e ai giovani lasciamo le briciole di futuro e pochissimi posti di responsabilità (o forse, nessuno).
Nella notte che pioveva (come dice un canto alpino) i nostri giovani non sono sotto la tenda a riposar , ma in discoteca. Non sentono: l’acqua giù per le spalle (fasciati come sono di benessere) né il vento giù per la valle … non sentono nulla, storditi dai decibel assordanti, e forse dall’alcool e da altre sostanze.
Questa generazione sta sulla porta della nostra società, come il povero Lazzaro, anzi fuori dalla porta: ha fatto già la sua “secessione” dai valori tradizionali (civili e religiosi).
Possono gli Alpini dare una mano nuova, ulteriore in questa emergenza educativa, dopo che hanno dato una mano infinite volte?
Pensa alpin al tuo destin, c’è il ghiacciaio da passar, diceva un altro canto alpino: Il ghiacciaio che sembra insuperabile è questa società che si è fatta così fredda ed arida.
In questi giorni ho visto apporre tanti tricolori in ogni dove … e la città è diventata bella addobbata del solo tricolore. Cari Alpini, accettate la mia sfida: da oggi in poi non appendete mai un tricolore se prima non avrete fissato nel cuore di un ragazzo o di un giovane un valore, un ideale, un sogno.
Quanto vorrei - e prego per questo - che portando a casa le cose belle di questi due giorni, l'aria buona di Amandola, l'affetto della popolazione ed anche un po' di pioggia (che non è dovuta al nostro capo-sezione Sergio...), quanto vorrei che qualcuno porti con sé l'impegno di dare una forte mano alle nuove generazioni.
C’è poi un altro povero, coperto di piaghe, che sta alla porta: è Gesù, che ora viene in mezzo a noi nella Eucaristia, e aspetta da noi un po’ più delle briciole che solitamente gli diamo, aspetta una fede più consapevole e l’amore che merita, Lui che ci ha amato fino alla morte. Proseguiamo allora la celebrazione della Messa.

 

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