Altre due e.mail di Emanuele dall'Etiopia
Kofele Sabato 21 Agosto 2010
Finalmente un po’di fresco!
Arrivati ad Addis Abeba in piena notte, lo sbalzo termico ci è sembrato quasi insopportabile. Padre Angelo ad attenderci, nonostante l’ora di ritardo del nostro volo, ci conduce a Kofele. La missione è davvero accogliente ed organizzata, così noi approfittiamo per acclimatarci e rilassarci prima di iniziare il lavoro.
La prima attività a cui ci siamo dedicati, è stata quella di mettere a dimora nei vasetti le piantine di olivo che abbiamo portato. Padre Angelo ha predisposto un piccolo fazzoletto di terra, tra la nuova chiesa in costruzione e l’alloggio, dove impianterà i 20 olivi in un giardino che ci auspichiamo diventi produttivo.
Il caso ha voluto che il giorno successivo al nostro arrivo si avviasse in una struttura predisposta all’interno della missione, la fase formativa del progetto sostenuto dalla nostra associazione: la lavorazione del bambù.
I primi giorni si sono alternati gruppi di donne, che sotto la guida di un esperto maestro proveniente dalla capitale, hanno avuto un primo approccio nell’utilizzo degli strumenti. Contemporaneamente, il falegname della missione sta partecipando alla formazione per poter poi essere il riferimento delle donne e del progetto.
Sono bastati pochi giorni e ci siamo stupiti di fronte ai primi oggetti realizzati che denotano la malleabilità del materiale e la bravura delle donne nell’elaborare manufatti anche di originale design, come lampade, vassoi, portafrutta.
L’obiettivo è la creazione di una cooperativa di donne fortemente motivate e coese, che possano sviluppare reddito da questa attività.
Le donne selezionate attualmente non hanno un lavoro e hanno una situazione familiare difficile, diversi figli a carico e in questa società sono le vere responsabili della crescita e mantenimento dei loro bambini. Con questo progetto si cerca di dare loro una speranza e di far emergere queste persone dalla condizione di miseria e dipendenza.
Durante la nostra permanenza, ciò che più ci ha impegnato è stato l’avvio di un nuovo progetto di adozioni a distanza. Il progetto viene seguito da Padre Angelo in tre diverse aree dell’Oromia: Adaba, Dodola ed Herero. Una volta creato il data base, abbiamo programmato tre giorni nelle tre aree menzionate impegnandoci nella raccolta dati, insieme ai collaboratori di Padre Angelo. L’archivio dati si completa con le foto dei 428 bambini coinvolti.
Stretti come sardine percorrendo chilometri di strade dissestate, ci attende uno sciame di bimbi. Non ci resta che metterci a lavoro!
Veronica si piazza sulla scrivania da vera segretaria delle elezioni comunali, con i suoi sorrisoni controlla gli appunti della collaboratrice e “indica” a Loredana il nome del bimbo da fotografare. Loredana, con la simpatia di un clown, “trascina” per mano il bimbo di cui sicura di capire il nome e il suo significato lo comunica a Meri. Costei, da brava scrivana fiorentina, spesso divaga nel prendere discorso con i tutori dei bambini generando incomprensioni difficili da districare. Io, fotografo provetto, do indicazioni di posa a quei poveri “frichi” che forse capiscono lo stretto dialetto marchigiano con il quale mi esprimo e ai quali taglia puntualmente i piedi nella foto. In questi tre giorni di “Ramadan”, abbiamo sentito tutti la mancanza delle tavolate di verdura di Padre Angelo, tranne io che nostalgicamente accennavo ai salumi nostrani.
Il diretto contatto con i bambini e i loro tutori ci ha permesso di filtrare e di capire la sofferenza di questi piccoli che forse non sono mai stati tali. Tocchiamo con mano le difficoltà di chi vive ai margini di questa società, in cui la linea di confine tra il più povero e il meno povero è davvero sottile. La situazione è aggravata dalle divergenze interetniche e religiose che qui convivono. Grazie ai chiarimenti di Padre Angelo facciamo i conti con la storia nel comprendere gli avvenimenti che hanno martoriato le popolazioni del sud dell’Etiopia, in particolare gli Oromo.
Nagaa a tutti, Emanuele

Terza mail di Emanuele
Mille metri di differenza si sentono ….ci allontaniamo da Kofele e con Padre Angelo ci dirigiamo in visita nella regione del Wolayta attraversando il Kambatta e Hadiya. Lungo la strada ci accorgiamo della differente vegetazione e colore della terra che scorgiamo fuori dal finestrino della nostra jeep. Di fronte alle piccole casette, lungo il ciglio della strada, i bambini in mezzo al gregge inzuppano i piedi nei piccoli laghetti fangosi, mentre altri divertiti al nostro passaggio gridano “yu-yu” e battono il frustino. La vegetazione in alcune zone è stata incrementata e ampliata al fine di proteggere il terreno dalle profonde erosioni dovute alle piogge.
Arrivati a Hembeccio, dopo ore di guida, incontriamo i catechisti itineranti che al nostro arrivo mettono su un po’ di pasta e prendiamo parte alla loro tavola. La missione rappresenta un pilastro importante nella vita di Padre Angelo: qui trascorse ventitre anni e costruì una magnifica chiesa dedicata alla comunità cattolica di circa 2500 fedeli. La chiesa, visibile sin dalla fitta vegetazione che dà sulla strada, nel suo splendente color bianco, propone una mirabile architettura eretta coinvolgendo e formando la gente del posto, servendosi dei materiali come pietra e legno locali. In una cappella dedicata all’adorazione troviamo una copia della sindone a cui loro sono molto affezionati.
Ripartiamo per la missione di Dubbo e visitiamo l’Ospedale della Diocesi nel quale un bambino operato al piede, “zampettando”, ci segue per tutto il complesso. L’ospedale, anch’esso realizzato con il forte contributo di Padre Angelo, ospita saltuariamente medici italiani che operano nei vari comparti dove trovano una struttura ben attrezzata. Dopo un caffè e qualche biscottino dalla simpatica Suor Regina del Sacro Cuore, ci presentiamo agli orfani ospitati in una struttura adiacente. Padre Angelo ci spiega come siano difficili le adozioni nazionali e come si spera sempre che questi bambini siano al più presto adottati da una famiglia di un altro paese. Dopo aver giocato con loro, facciamo un saluto veloce a Padre Fernando e viriamo alla volta di Sodo, capitale del Wolayta.
Nella missione di Konto sembra di tornare indietro nel tempo quando Padre Angelo incontra i suoi fratelli: Padre Gino e Padre Pacifico con cui iniziò l’avventura in Etiopia. Questa sede di circa 9 ettari ospita una scuola di formazione al lavoro, Technical Center, e una scuola femminile che comprende l’asilo fino alla decima classe. Facciamo prima un giro per l’orto prendendo nota dei frutti esotici gustati la sera prima e ci apprestiamo a salutare tutti.
Rimontiamo in macchina e raggiungiamo Marcella dell’Associazione GMA (Gruppo Missionari Africa) che ci guida all’interno della struttura educativa che ospita 150 ragazzi di strada. Il programma rieducativo è davvero lodevole e Marcella, grazie al suo background professionale, si presta benissimo al doveroso impegno verso un fenomeno qui molto diffuso, stimati circa 2.500 bambini di strada su 100.000 abitanti. Varie le motivazione che spingono questi ragazzini per la strada, ma tutte fortemente dolorose e che ci lasciano amareggiati. Lasciando i nostri nuovi amici del Wolayta facciamo ritorno a Kofele e organizziamo i nostri ultimi giorni riflettendo sulla ricchezza di questa esperienza.
Dopo qualche altro giorno a Kofele ripartiamo per Addis Abeba in attesa del nostro volo...
Ci vediamo ad Amandola,
Emanuele

 

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