Padre Padovese e i preti utili
I preti in missione sì che servono a qualcosa, non quelli che stanno qui in Italia a far la bella vita. Fu questa all’incirca la deliberazione di un sinodo improvvisato a cui ho assistito l’altro giorno su un autobus della Capitale. Era salito un sacerdote anziano, distinto e di certo molto più preciso nell’aspetto del sottoscritto. La sua presenza aveva acceso un dibattito fra l’autista e alcuni passeggeri che, nonostante non si conoscessero, si misero a scambiare i loro pensieri sui preti. Sappiamo quanto in questo periodo gli uomini di Chiesa siano nell’occhio del ciclone nell’opinione pubblica, per cui non ci si stupisce che i chierici scorazzanti nell’Urbe vengano considerati imborghesiti. Va beh! peccato, la biblioteca mi attendeva, per cui giunsi a destinazione senza batter ciglio. Alla chiusura l’amico bibliotecario mi avvisa dell’ultimissima notizia: “mons. Luigi Padovese è stato assassinato oggi ad Ischand…”. “Iskenderun”, aggiunsi io. Conosco questa città, ma ancora più ho conosciuto padre Luigi, dal 2003. L’avevo infatti scelto come relatore essendo un apprezzato patrologo presente a Roma, per la mia tesi di licenza sul poeta cristiano Prudenzio. C’incontrammo pertanto più volte per discuterne insieme, ma poi la mia ricerca saltò alla sua nomina nel 2004 a vescovo dell’Anatolia, in Turchia. Non insegnava nell’istituto dove sono iscritto, eppure fu facile entrare in amicizia con una persona così affabile.
Nei nostri colloqui mi ricordò che aveva accompagnato in Turchia oltre dieci anni prima i seminaristi e formatori dell’Almo Collegio Capranica, dove io allora risiedevo. Capì subito che l’Asia Minore era il suo amore. Seguiva infatti a distanza e con qualche visita la missione dei suoi confratelli cappuccini. Quando seppi pertanto della sua nomina in Turchia rimasi tutt’altro che sorpreso. Si rivelò almeno l’occasione per un nuovo pellegrinaggio del nostro Collegio nella terra della Chiesa nascente. Nell’estate del 2005 con i superiori formammo una spassosa comitiva, che da Antiochia (l’odierna Antakya) attraversò in una decina di giorni tappe fondamentali della storia del Cristianesimo antico fino ad Istanbul. Padre Luigi c’accompagnò nella prima parte del nostro viaggio, ovvero quando passavamo nelle città della sua diocesi, che occupa quasi due terzi dell’intera Turchia.
Regione vastissima e unica nel suo genere come confermato dalla mirabile Cappadocia, ma con la presenza di piccole, coraggiose e distanti comunità cristiane. Con i nostri occhi abbiamo visitato i luoghi degli Atti degli Apostoli, delle lettere paoline e dei Padri della Chiesa. Ne approfittavamo quindi per rileggere passi biblici e patristici provenienti da quei luoghi, come consigliava la stessa guida di padre Padovese riecheggiando quanto compiuto dall’antica pellegrina Egeria. Dopo quel viaggio non ho avuto più modo di rivedere padre Luigi, ben sapendo quanto si stava spendendo per i fedeli e non solo di quella terra. Era molto coinvolto nei dialoghi di pace con il mondo islamico, predominante in questa nazione. Ogni estate aveva preso l’abitudine d’organizzare “simposi” internazionali di ricercatori biblici e patristici sulla riscoperta delle origini cristiane di quelle zone e mi auguravo anch’io di poterci tornare un giorno con il pretesto di qualche studio da esporre in quei graditi eventi. La notizia del suo assassinio non mi ha purtroppo sorpreso. Avevamo visto infatti il continuo pericolo che lì correvano ogni giorno i missionari. Lo stesso cappuccino che c’aveva accompagnato per tutto il nostro viaggio, due giorni dopo il nostro rientro in Italia, aveva subito un grave attentato, a cui era scampato in modo prodigioso. Sappiamo poi bene del martirio nel 2006 di don Andrea Santoro. Confidavamo però che non s’arrivasse a tanto, ad eliminare fisicamente persino un vescovo. Non solo, un vescovo così buono d’animo e aperto di mente. È stato invece trucidato da una serie impressionante di coltellate per opera del turco meno sospettabile, il suo segretario che da anni lavorava per lui. Subito ho capito d’aver conosciuto di persona nella mia vita e con grande stima un martire. Non posso definirlo altrimenti, perché questi missionari sanno bene che in fin dei conti non possono fidarsi di nessuno, nemmeno delle persone più vicine e che hanno nobilitato maggiormente.
Teodoreto di Cirro (città della Siria turca) così scriveva commentando il Cantico dei Cantici: “I martiri infatti, desiderando lo sposo e annunciandolo ovunque nelle città, nelle campagne e alle estremità della terra, sopportarono tutto ciò. Da quanto è stato detto, impariamo dunque ad abbandonare ogni pigrizia e ad aprire subito la porta allo sposo quando bussa, per non essere costretti, se egli se ne va, a vagare ovunque alla ricerca dell’amato”. Mons. Padovese quella porta l’ha aperta al suo insospettabile assassino, ma in fondo questo episodio fatale che gli ha richiesto il versamento del proprio sangue ha realizzato l’incontro con lo Sposo nella sua vita. Non se l’è lasciato sfuggire e ha reso quello che la Chiesa ha considerato sempre come la testimonianza più sublime di Cristo. Confido quindi, con gli occhi della fede, che il suo sangue non sia colato invano, ma sarà seme di nuovo dialogo e pace con il mondo musulmano e soprattutto in quella regione che il nostro martire aveva nel cuore. Eppure padre Luigi per anni è stato anche lui a Roma a svolgere la “carriera” da cattedratico presso l’istituto di spiritualità dell’Antonianum. Probabilmente se l’avessero visto anche quei signori che al mattino avevo incontrato sull’autobus, avrebbero detto che era un prete inutile, che quelli bravi stanno solo in missione. Padre Luigi poi in missione ci è andato e non ne ha fatto più ritorno, ma di certo con la stessa passione ha servito ovunque la Chiesa: in convento, in facoltà, in Turchia. In mezzo alla gente insomma che il Signore in qualsiasi situazione gli ha posto innanzi, e sono fiero di far parte di questa enorme schiera che ha avuto la grazia di conoscere il suo amore per il Signore. È questo il senso del sacerdozio, in ogni luogo ci si trovi a servire. E padre Luigi in merito ai sacerdoti ha raccolto in un volume abbastanza conosciuto fra gli studiosi i testi patristici che meglio ci fanno conoscere il servizio dei presbiteri nella Chiesa antica. Il titolo è “I sacerdoti dei primi secoli. Testimonianze dei Padri sui ministeri ordinati”, edito dalla Piemme. La rilettura di questo testo è forse il modo migliore per concludere quest’anno sacerdotale.
Lorenzo Torresi

 

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