Marcia e veglia di Pentecoste
Nel pomeriggio della vigilia di Pentecoste, più di sessanta ragazzi e ragazze delle superiori delle parrocchie della zona montana si sono ritrovati alla marcia e veglia, giunta alla terza edizione e quest’anno ispirata al tema della fede, in sintonia con la prossima GMG dei giovani.
Il cammino di due chilometri, verso San Martino al Faggio, ha permesso, almeno ai più volenterosi, di testare la qualità della propria fede, con l’aiuto di un questionario.
Una volta in chiesa, sono stati accolti da uno spezzone del film Il settimo sigillo, di Ingmar Bergman e provocati dalle intense domande che il cavaliere protagonista si pone:
Ma perché, perché non è possibile cogliere Dio coi propri sensi, per quale ragione si nasconde tra mille e mille promesse e preghiere sussurrate e incomprensibili miracoli?
Perché io dovrei avere fede nella fede degli altri, e cosa sarà di coloro i quali non sono capaci né vogliono avere fede?
Perché non posso uccidere Dio in me stesso, perché continua a vivere in me sia pure in un modo vergognoso e umiliante, anche se io lo maledico e voglio strapparlo dal mio cuore?
E perché nonostante tutto egli continua a essere uno struggente richiamo di cui non riesco a liberarmi?
Io vorrei sapere se la fede è un’ipotesi. Voglio la certezza, voglio che Dio mi tenda la mano e scopra il suo volto nascosto e voglio che mi parli.
Don Marco Rubiu, chiamato a rispondere a questi interrogativi, ha preferito portare il discorso sul senso della vita e sulla bellezza della fede e della Chiesa, inondando i giovani in ascolto con le seguenti e analoghe bordate:
- non la fede raccontata e tramandata, quella è solo l’inizio, poi va vissuta e maturata…
- cercate di non ritrovarvi a quarant’anni come botti vuote …
- oggi viviamo come prigionieri di una cappa che ci chiude lo sguardo sulla grandezza del disegno di Dio; dobbiamo trovare la chiave per aprire questa cappa, e la chiave è Gesù…
- allora esplodono le grandi possibilità che si nascondono in ciascuno di voi …
- certo, la vita è un combattimento contro il male che è anche in noi (ce lo ricorda il cavaliere del film..)
- e la più grande realizzazione di noi stessi arriva quando riusciamo a donarci totalmente …
- se il catechismo per la cresima è stanco e grigio è perché Gesù non l’abbiamo ancora incontrato personalmente …
Il tempo volava via rapidamente … addirittura l’attesa della finale di Champions sembrava svanita … Si è trovato ancora un po’ di spazio per ascoltare la testimonianza del fratello gemello di Padre Mario Bartolini, agli arresti domiciliari in Peru’ a causa della sua fedeltà alla popolazione che gli è affidata. L’abbiamo inserito nella nostra preghiera finale, insieme alle grandi prospettive che don Marco ci ha aperto.
Evidente sul volto di tutti, al momento del rapido salutarsi, la gioia per l’incontro, la gratitudine per la Parrocchia che ci ha accolto e viziato con dolci e bibite e, naturalmente, la voglia di ritrovarsi.
Arrivederci allora, tutti, alla prossima convocazione.

 

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