Il Vescovo visita la nostra zona
“Il problema principale è la trasmissione della fede alle nuove generazioni.
Ci siamo illusi per il fatto che un tempo questo avveniva automaticamente in famiglia, ma oggi non è più così.
Non si può dare per scontata la fede nelle persone di oggi, caso mai si può costatare una religiosità diffusa, ma la religiosità non è uguale alla fede.
Occorre dunque una profonda revisione pastorale … domandarsi cioè: va bene il catechismo così come lo stiamo facendo? Bisognerebbe farlo agli adulti?
Non si tratta infatti di portare i figli ai sacramenti, ma, attraverso i sacramenti, portare i figli alla fede e alla vita cristiana.
Il prete “conferma nella fede”, non dà la fede: la fede la danno i Genitori. Oggi è impossibile trasmettere la fede senza la famiglia.
Sarebbe addirittura auspicabile che alcune famiglie, consapevoli, aspettassero a dare l’Eucaristia ai figli e formassero un gruppo-famiglia che accompagni i piccoli nella crescita della fede e a ricevere l’Eucaristia quando saranno maturi.
Oggi lo stile di vita di una famiglia cristiana media non è più cristiano: alle nostre case è stato tolto, per esempio, il silenzio, il dialogo, la preghiera…”

Di chi sono queste affermazioni nette e impietose? Di qualche rivista d’avanguardia? di qualche contestatore perennemente scontento? No! Udite, udite … sono piovute dalle labbra stesse del nostro Arcivescovo e si sono riversate su un uditorio attento ed attonito, più di novanta persone provenienti dai comuni di Montefalcone, Smerillo, Monte San Martino, Amandola e Montefortino, confluite nel salone delle Monache benedettine di Amandola per la seconda visita dell’Arcivescovo alla unità pastorale della zona montana.

Erano presenti, tra le altre componenti delle Parrocchie, le Signore che custodiscono le chiese rurali un tempo servite ciascuna da un prete: per esse occorre pensare a un nuovo ministero specifico, dice l’Arcivescovo, che si avventura più tardi (parlando del cammino neocatecumenale e dei cursillos come strumenti importanti disponibili nella zona montana per recuperare e approfondire la fede), si avventura, dicevamo, in una sintesi rapidissima ed efficace dell’intera storia della chiesa: nel primo millennio la Chiesa l’ha portata avanti il monachesimo, nel secondo millennio gli ordini religiosi, dai mendicanti ai più recenti (come i salesiani), nel terzo millennio saranno i movimenti laicali che sosterranno la chiesa.

La conclusione del suo intervento è decisa: lavorare insieme nell’unità pastorale è già qualcosa, ma non è tutto; si tratta di fare un salto di qualità: ricominciare ad evangelizzare. L’essenziale è credere nella potenza della Parola di Dio, perché la Parola di Dio cambia la vita.

Nel dibattito che è seguito, breve ma con il cuore in mano, sono emersi equamente il lamento per le carenze della chiesa locale (per esempio mancanza di spazi sufficienti..) ed anche un tono di ottimismo venuto da quel di Montefalcone.
Prima di partire l’Arcivescovo ha dato indicazioni concrete per il prossimo rinnovo dei consigli pastorali parrocchiali ed ha spiegato cosa si attende dal Sinodo dei giovani: che siano loro, costituiti in “padri sinodali”, a dirci cosa vogliono, cosa hanno dentro … i loro bisogni profondi.

L’incontro con il Vescovo è stato come un “sogno di una notte di fine estate”. Perché non rimanga un sogno ci siamo impegnati a rivederci con cadenza mensile per ritornare sugli stimoli ricevuti e provare a concretizzarli. Come ha detto qualcuno: “sognare insieme, diventa realtà”.

 

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