S.S. Ruffino e Vitale
Anticamente monastero benedettino, chiamato prima di San Vitale e poi dei Santi Vitale e Ruffino; in seguito e’ stato chiamato comunemente Abbazia dei S.S. Ruffino e Vitale. Non si hanno documenti sull’epoca della fondazione. C’è chi la anticipa ai tempi di San Benedetto e chi, invece, con diversi argomenti, la fissa al secolo XI.
Il monastero aveva giurisdizione sia feudale che parrocchiale.
I diritti feudali, con il consenso del Vescovo di Fermo furono venduti nel 1274 ad Amandola, essendo abate Riccardo.
La giurisdizione parrocchiale in origine era più estesa dell’attuale, comprendendo, oltre alla Cura di Marnacchia, anche le Cure di San Pietro e di San Nicola, almeno fino al sec. XVI (si legge chiaramente infatti in un rogito di ser Antonello Gallo datato 18 giugno 1433: le chiese dei S.S. Pietro e Nicola di Castel Smerillo, soggette al Monastero dei S.S. Vitale e Ruffino di Amandola, minacciano ruina).
La parrocchia era retta direttamente dai Monaci coadiuvati da cinque cappellani-curati, rispettivamente per la Cura di Smerillo, la cura di Marnacchia, la cura di San Lorenzo, la cura della chiesa esterna (S.Ruffino) e la cura della chiesa interna (chiamata in seguito dal popolo della santissima Trinità a causa della confraternita omonima che vi fu eretta nel 1581).
Nel 1495, con la morte dell’abate monaco Spinuccio Regis, la badia passò ad essere “commenda” abbaziale di qualche ragguardevole personaggio (tra i tanti si ricorda Carlo Benedetto Odelscalchi che la godé dal 1660 al 1676, anno in cui fu eletto Papa con il nome di Innocenzo XI).
Venendo progressivamente a mancare i monaci, prima si resero del tutto indipendenti le Cure di San Pietro e San Nicola, poi il territorio fu diviso in due Cure separate, cioè Santi Ruffino e Vitale e Santa Maria in Marnacchia.
Nel 1829 tra l’abate commendatario Marcelli e il suo vicario curato Cicconi si stabilì che il cappellano-curato risiedesse in campagna e officiasse le chiese rurali (San Ruffino e S.Maria in Marnacchia) e il rettore principale risiedesse all’interno e officiasse la chiesa interna di San Ruffino, detta popolarmente della Trinità.
Dal reddito della “commenda abbaziale” si doveva prelevare soltanto l’assegno per il vicario-curato e le spese di culto per le tre chiese.
La distinzione tra abate-parroco e vicario-curato è durata fino alla morte di Mons. Giuseppe Orlandi (1968), dopo di che i beni dell’Abbazia sono stati amministrati direttamente dalla Curia fermana, e dal 1984 sono passati, come tutti i benefici parrocchiali, all’Istituto diocesano per il sostentamento del clero.
Dal 2000 al 2005 Dom Timoteo Tremolada, Benedettino dell’Abbazia di Praglia, ha compiuto il tentativo di riportare una comunità di Monaci benedettini a San Ruffino, lavorando nel contempo alacremente per migliorare lo stabile e lo spazio circostante. Rimanendo solo per lunghi periodi, è stato richiamato a Praglia, nella sua comunità di origine.
Nel gennaio del 2006, con il consenso dell’Ordinario diocesano, si sono trasferiti stabilmente a San Ruffino tre Frati Minori Conventuali a vocazione contemplativa, assumendo la custodia dell’Abbazia ed il servizio di accoglienza e di animazione spirituale.

Gli ultimi vicari-abbaziali, cioè parroci effettivi a San Ruffino furono:
+ don Giuseppe Milozzi, dal 1921 al 1956
+ don Attilio Scipioni, dal 1957 al 1975
don Alighiero Laurenzi, dal 1976 al 1998
don Romano Di Lupidio, amministratore parrocchiale tra il 1998 e il 1999
don Paolo De Angelis, dal 1999 al presente.

 

Parrocchia S.S. Ilario e Donato - Via Cesare Battisti, n.129 - 63021 Amandola (FM) - Tel +39 0736 848644
e.mail: info@amandolaparrocchia.it