Sul mercoledi' delle ceneri
Convertire... in cenere

Nell'orazione con cui si benedicono le ceneri da imporre sul capo dei fedeli all'inizio della quaresima queste vengono indicate come un «austero simbolo». Come ogni simbolo anche le ceneri, con cui la Chiesa latina inizia il tempo propizio di conversione e di preparazione alla Pasqua, hanno il compito di far pensare e di dare da pensare: «Ricordati che sei polvere...» è la formula più tradizionale che accompagna questo gesto. La preghiera della Chiesa non solo ci aiuta a leggere il símbolo delle ceneri ma anche a interpretarlo nella giusta direzione soteriologica - come immagine di salvezza - e non certo con atteggiamento nichilista. La preghiera accompagna il cuore del credente per assumere il gesto dell'imposizione delle ceneri in modo chiaramente orientato: «Perché, attraverso l'itinerario spirituale della quaresima, giungano completamente rinnovati a celebrare la Pasqua del tuo Figlio» (Orazione). La seconda orazione a scelta offerta dal Messale romano chiarisce ancora meglio l'orizzonte interpretativo del simbolo quando dice: «L’esercizio della penitenza quaresimale ci ottenga il perdono dei peccati e una vita rinnovata a immagine del Signore risorto ». Le ceneri ci riportano al dramma delle origini (Gen 3,19) e ci rammentano la divina reazione al dramma della nostra libertà che non poté - né mai potrà - sfuggire allo sguardo del «Padre tuo, che vede nel segreto» (Mt 6,18). Quello sguardo Che aveva accompagnato teneramente la nostra creazione e la nostra inserzione nel mondo - appena. creato per amore nostro e per la nostra gioia - si fece accorata e•tremula domanda própria di un cuore amante: «Dove sei?» (Gen 3,9). Come spiega padre Lassus: «È proprio questa voce che ogni anno risuona al mattino del Mercoledì delle ceneri quando ci viene ricordata la brevità della vita e l'ineluttabile Giorno. Non ci si può più nascondere tra i rami né trastullarsi col fogliame, ma si rende necessario presentarsi nudi alla presenza del Vivente»[1]. In tal senso la parola dell'apostolo che ci presenta questo tempo nelle vesti più belle e attraenti di un «tempo favorevole» próprio come «il giorno della salvezza» (2Cor 6,2) può essere accolta quale invito a ridurre in cenere tutte le maschere con cui cerchiamo di contenere la «paura» (Gen 3,10) ereditata dal nostro comune padre Adamo. E ancora, accogliendo la rassicurazione del profeta che ci ricorda come e quanto il nostro Dio è «misericordioso e benigno, tardo all'ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura» (Gl 2,13), possiamo coronare il nostro capo con la cenere di tutti i nostri fallimenti, delle nostre povertà e dei nostri desideri mancati. Tutto ciò che abbiamo normalmente paura di assumere può essere trasformato - in virtù e sotto lo sguardo «segreto» (Mt 6,18) del Padre de Gesù – in ceneri che seppur ricordano i nostri più veri digiuni esistenziali sono sempre di più ceneri profumate degne di uomini e donne dal «volto» (6,17) sempre più conforme all'«immagine del Signore Risorto» (Orazione). Non ci resta che metterci gioiosamente e decisamente in cammino per affrontare le tappe di questo «santo viaggio» (Sal 83,6).

Fra Michel Davide, in Messa quotidiana, febbraio 2009, EDB Bologna.

[1] Lassus, L.-A., «Costruire sa fidélité», in Assemblées du Seigneur 13 1975, 50.

 

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