IL SENSO VERO DELLA MISSIONE OGGI
Stranieri e pellegrini sulle strade dell'umanita’
Fino a non molto tempo fa, in ambito ecclesiale la parola Missione aveva una sua chiara cornice geografica, una precisa identità quanto ai protagonisti dell’andare missionario e una implicita sicura identificazione dei suoi destinatari. La riflessione teologica da un lato e i cambiamenti storico-sociali dall’altro obbligano la Chiesa di oggi ad una messa a punto di ciò che s’intende come missione. All’inizio del millennio questa comincia a disegnarsi come globale nei destinatari, nella sua cornice geografica e nei protagonisti. Quali fatti spingono in questa direzione?
Le rotte, una volta impegnate dai missionari per raggiungere le cosiddette terre di missione, sono oggi occupate da barconi di fortuna che riversano a migliaia sulle nostre coste uomini e donne di quelle terre alla ricerca di opportunità per il loro futuro. Va crescendo la consapevolezza che questa umanità non interpella solo l’attenzione delle nostre Caritas, ma offrono alle nostre comunità anche spazi di Primo Annuncio del Vangelo.
D’altra parte, e gli ultimi documenti della CEI ben lo evidenziano, la realtà socio-religiosa italiana chiede alle nostre chiese di attrezzarsi per la Nuova Evangelizzazione con una conversione in senso missionario della pastorale ordinaria. Sono tanti i nostri battezzati lontani da una esperienza significativa di fede. È urgente prenderne coscienza e sapere accompagnare queste persone ad un incontro vitale con il Vangelo.
La lunga frequentazione dei missionari con gli impoveriti li ha aiutati a capire come la miseria sia un albero i cui frutti avvelenati vengono raccolti dai poveri, ma le cui radici sono nell’opulenza di pochi. La missione si fa globale perché è sempre più evidente che non basta più una missione cerotto a tamponare ferite profonde sul corpo dei poveri, ma deve portare ad un cambiamento di stile di vita nell’occidente
Infine, la missione si fa globale nei soggetti missionari. La riflessione partita dal Concilio ha aiutato la Chiesa a comprendersi come popolo missionario. Oggi sono in missione preti diocesani europei che servono per un tempo determinato nelle giovani chiese e sempre più persone laiche e famiglie presenti non solo come volontari o cooperanti, ma inviate da chiese diocesane in progetti di promozione umana e di corresponsabilità pastorale. Inoltre, molte congregazioni religiose hanno assunto carattere internazionale, così attraverso di loro è sempre più marcata la presenza di non italiani a servizio della pastorale in Italia.
Ma se la missione la trovo a casa mia, ha senso ancora l’invio missionario alle genti? Per la missione vale l’adagio comunemente usato per esprimere l’intensità dell’amore: ha senso oggi più di ieri e meno di domani. Niente, infatti ricorda ad una comunità ecclesiale l’esigenza di collocare il suo essere nell’orizzonte missionario più del gesto del Vescovo che consegna una croce ad un suo figlio missionario. Nulla interpella e scuote dai torpori dell’abitudine più del vedere uno di noi, uno che conosciamo, con cui abbiamo condiviso tanta vita fisicamente prendere il largo. Oggi, che la pastorale sente maturare in sé la necessità di liberarsi dalla coazione a ripetere, occorre porre il segno originario dell’invio missionario.
Le nostre comunità diocesane hanno nella missione alle genti una duplice opportunità: sperimentarsi come cattoliche aprendosi alla comunione tra chiese sorelle; prepararsi ad accogliere il mondo che arriva dentro di loro, facendosi esse stesse straniere e pellegrine sulle strade dell’umanità.
don Amedeo Cristino, (• responsabile della sezione Africa della Fondazione CUM di Verona)

 

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