Il diaconato di Lorenzo
Intervista a Lorenzo Torresi, da La Voce delle Marche del 28 settembre 2008

Liceo classico a Fermo, poi cinque anni di seminario. Una laurea in teologia e il trasferimento a Roma, all'Almo collegio Capranica, per il dottorato in teologia patristica. Questo il percorso di studi di Lorenzo Torresi. 29 anni, di Lido di Fermo, domenica 14 settembre è entrato a far parte del clero. É divenuto diacono. Una tappa che lo condurrà, entro i prossimi sei mesi, a diventare prete. Una scelta che lui definisce “semplice” e normale ma che per la maggior parte dei ragazzi della sua età non lo è affatto.
Quando hai capito di voler essere un prete?
“L'ho capito nel tempo. Qualche anno fa c'era uno slogan vocazionale che diceva “servendo si scopre la propria vocazione”. Ed è quello che ho fatto. Sin da sei anni sono entrato in parrocchia e mi sono impegnato per i bisogni che potevo espletare, tipo fare il chierichetto, organizzare pesche, il catechismo. Non era pesante per me ma lo facevo con gioia. Mi colpivano molto gli anziani che durante l'estate, alla mattina presto, tutti i giorni, andavano a messa. Capivo che c'era qualcosa di importante in quel rito, anche perché erano molto sereni, cosa che non riscontravo in tanti altri anziani tutto il giorno nel bar, che nonostante giocassero in compagnia erano sempre arrabbiati.
Quando è iniziato questo percorso?
“Verso i 14 anni ho iniziato a condurre, a mano a mano due vite: una dentro la chiesa e una fuori. Ho cercato i motivi profondi anche se le compagnie mi chiedevano altre vie. Fino a spingermi a scelte radicali. Ho perso degli amici d'infanzia ma solo fino ad un certo punto. Già allora ero entrato nel gruppo di Comunione e Liberazione a Lido di Fermo ed, insieme, facevo parte del Cammino Neocatecumenale a Porto San Giorgio presso la Sacra Famiglia. Lì ho trovato nuove amicizie legate dal Signore.
C'è stato un momento preciso in cui ti sei reso conto della tua vocazione?
Un momento forse no, ma certamente ho superato molte prove, soprattutto negli anni romani. So bene quello che mi viene richiesto e conosco i miei limiti, su tante cose mi sento inadeguato, ma disposto a fidarmi di quello che il Signore mi indica.
E la famiglia come ha preso questa tua decisione?
I miei se lo aspettavano e il vecchio parroco della mia parrocchia, Don Febo, non attendeva altro! All'inizio è stata una prova anche per loro. A 19 anni hanno dovuto accettare questo itinerario anche se avevano altri progetti, ovvero rilevare l'attività di mio padre al negozio (Franco, il padre, è un tecnico riparatore, n.d.r.). Con mia sorella, in quegli anni, c'era poco dialogo ed avevamo posizioni molto diverse sulla vita. Ora, invece, ci siamo molto riavvicinati. I miei ci hanno sempre sollecitato a scegliere presto e a non fare i bamboccioni, nel giro di un anno, quando io sono entrato in seminario e mia sorella si è sposata, sono rimasti da soli”.
La domanda forse più difficile: perché?
“Compio questo passo non per manie liturgiche o perché non abbia un desiderio di avere una famiglia. Non per evitare i problemi occupazionali o per darmi un ruolo sociale, gratificante. Se il Signore mi ha dato tanti doni penso mi chieda qualcosina di più rispetto alla media dei fedeli. I doni sono quelli della fede, di amicizie vere, delle tante persone che mi hanno incoraggiato, dei tanti momenti forti, vissuti attraverso gli incontri, i gruppi ecclesiali, i pellegrinaggi. Anche i doni personali di zelo e amore per la chiesa. So, per primo, quanto è difficile seguire la propria vocazione. “La mia libertà è il Tuo disegno su di me” recita una canzone di chiesa e, per me, la vocazione è il disegno che il Signore ha per ogni persona. La vera libertà non è andare dietro ai propri capricci ma riconoscere che c'è un progetto più grande.”
Nei progetti più immediati di Lorenzo c'è quello di finire la tesi, “in tempi accettabili”, lavorare in parrocchia ad Amandola, dove attualmente risiede e aiuta Don Paolo, ed insegnare religione nelle scuole medie statali di Amandola e Montefortino. Tra pochi mesi sarà un prete a tutti gli effetti e lui commentando, con ironia, le accuse che da più parti sono rivolte al clero, dice: “Spesso si parla male dei preti, o, comunque si scongiura una vocazione nella propria famiglia ma, alla fine dei conti, tutti vogliono avere sempre un prete a disposizione”.

 

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