Ultranovantenni amandolesi a ritroso nella storia
Gli addetti al Centro diurno Portate i pesi gli uni degli altri, insieme ai volontari della Caritas parrocchiale, hanno pensato bene di non far passare sotto silenzio il fatto che ben quarantatré residenti in Amandola hanno novant’anni e più: hanno ritenuto cioè doveroso un omaggio a questi “superesistenti”!
Armati di buona pazienza e esibendo il giusto volume di voce hanno fatto un giro di telefonate, che è servito quanto meno ad informarsi sulla situazione dei singoli, ed hanno invitato gli anziani ad una festa dei novantenni.
La partecipazione, comprensibilmente, non è stata plebiscitaria, nonostante fosse assicurato il trasporto dai volontari della Caritas.
L’incontro si è svolto nel locale comunale gestito dall’associazione il Mandorlo d’argento gentilmente concesso, nel pomeriggio di lunedì 15 ottobre.
Ad accogliere gli ultranovantenni la ventina di anziani soliti frequentare il Centro diurno Portate i pesi gli uni degli altri, attivo dal febbraio scorso e realizzato in sinergia con la Fondazione della Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e per il suo sostanziale contributo economico.
Stimolati dai volontari della Caritas i matusa locali hanno messo in moto la loro memoria, peraltro ammirevole, ricostruendo la situazione urbanistica, produttiva, culturale, religiosa di Amandola alla vigilia della seconda guerra mondiale. Sono così riemersi dalla nebbia dell’oblio, tra le realtà di ieri che non ci sono più, la fornace, il mulino, il luogo dove si spegneva la calce viva, i mestieri ormai estinti, gli artigiani e le autorità comunali di allora, i preti del catechismo della loro infanzia e così via.
Dopo un brindisi alla loro salute ed un sobrio aperitivo, gli animatori hanno sommato l’età dei dieci ultranovantenni presenti, ottenendo la cifra di novecentoventi anni e tre mesi. Hanno poi cercato insieme ai presenti cosa avveniva dalle nostre parti novecentoventi anni fa: erano gli anni in cui Enrico IV portava a termine la lotta per le investiture, i Normanni si riconoscevano vassalli del Papa, e si creava il Regno di Gerusalemme con Goffredo di Buglione “difensore del Santo Sepolcro”.
Il sigillo a questo sguardo retrospettivo l’ha messo l’anziano che ha sentenziato: “non c’era niente, ma si stava meglio allora”.
Il compito di tutti noi rimane però quello di farli stare meglio “ora”.

 

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